La riforma della class action è legge: ecco cosa cambia.

10/05/2019

La riforma della class action è legge: ecco cosa cambia.

La riforma della class action è legge: ecco cosa cambia.

In data 18 aprile 2019 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge 12 aprile 2019, n. 31 titolata “Disposizioni in materia di azione di classe” che riforma l’impianto normativo tradizionale dell’azione collettiva, ricollocando l’intera disciplina dal Codice del consumo al Codice di procedura civile. 

Nel dettaglio la novella statuisce - all’art. 5 - l’abrogazione degli artt. 139, 140 e 140-bis del Codice del consumo e - all’art. 1 - l’introduzione nel Codice di procedura civile di un nuovo titolo VIII-bis titolato "Dei procedimenti collettivi", composto da quindici articoli (dall’art. 840-bis all’art. 840-sexiesdecies), il quale disciplina la nuova azione di classe rinnovata ed estesa nella sua applicazione sia da un punto di vista soggettivo che oggettivo.

Con tale novella, infatti, il legislatore ha inteso prevedere uno strumento di portata generale che possa essere utilizzato più agevolmente rispetto al passato in cui i limiti fissati dalla normativa hanno ampliamente circoscritto l’applicazione dell’istituto.

Si riportano di seguito le principali novità della riforma dell’istituto della class action. 

La novella prevede, innanzitutto, un ampliamento dei soggetti legittimati a proporre l’azione; legittimati ad agire, infatti, non sono più solamente i consumatori e gli utenti, bensì tutti coloro che avanzano pretese risarcitorie in relazione alla lesione di diritti individuali omogenei. Ne deriva, ad esempio, che i lavoratori ovvero i piccoli azionisti a cui precedentemente veniva esclusa la possibilità di esperire detta azione in quanto non consumatori, possono oggi promuovere un’azione di classe.  

Inoltre, viene riconosciuta la legittimazione attiva del singolo soggetto appartenente alla classe e confermata la legittimazione attiva delle organizzazioni e associazioni senza scopo di lucro, i cui obiettivi statutari comprendano la tutela degli interessi pregiudicati e che siano iscritte presso un apposito elenco istituto presso il Ministero di Giustizia.

Il nuovo art. 840-bis c.p.c. prevede che l’azione possa essere esperita nei confronti di imprese ed enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, relativamente ad atti e comportamenti posti in essere nello svolgimento delle rispettive attività e fatte salve le disposizioni in materia di ricorso per l’efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di pubblici servizi. 

Resta, in ogni caso, ferma la possibilità per il singolo di proporre un’azione individuale ordinaria a tutela dei propri diritti.

Come anticipato, la riforma prevede un ampliamento anche dal punto di vista dell’ambito di applicazione oggettivo della class action; la nuova azione collettiva risulta, infatti, esperibile a tutela di tutte le situazioni soggettive maturate a fronte di condotte lesive, per l'accertamento della responsabilità - d’ora in avanti sia contrattuale che extracontrattuale - e la condanna al risarcimento dei danni ed alla restituzione. 

La riforma contempla poi diverse novità anche in merito al procedimento. 

Nello specifico, il nuovo art. 840-ter c.p.c. prevede che la domanda debba essere proposta con ricorso (e non più atto di citazione) dinanzi alla Sezione specializzata in materia di impresa del luogo in cui ha sede la parte resistente.  

Entro quindici giorni dall'iscrizione a ruolo, il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere pubblicato a cura della Cancelleria nell'area pubblica del portale dei servizi telematici gestito dal Ministero di Giustizia che ne garantisce così l’agevole reperibilità delle informazioni ivi contenute.  

Una volta instaurato, il giudizio segue le forme del procedimento sommario di cognizione di cui all’art. 702-bis e ss. c.p.c. (con esclusione del mutamento di rito) ed è definito con sentenza resa nel termine di trenta giorni dalla discussione orale.  

La L. n. 31/2019 prevede un’articolazione della procedura in tre fasi: la prima di decisione sull'ammissibilità dell’azione, la seconda istruttoria e di decisione sul merito e la terza relativa alla liquidazione delle somme dovute agli aderenti. 

Nella prima fase, il giudice è tenuto a vagliare l’ammissibilità dell’azione ed a pronunciarsi, con ordinanza, entro trenta giorni dalla prima udienza; in particolare - come già stabilito dalla normativa oggi vigente – ai sensi del nuovo art. 840-ter c.p.c. il Tribunale deve dichiarare l’inammissibilità della domanda qualora essa risulti manifestamente infondata, non si ravvisi l’omogeneità dei diritti di cui si chiede la tutela, il ricorrente versi in conflitto di interessi con il resistente ovvero il ricorrente non appaia in grado di curare adeguatamente i diritti omogenei fatti valere in giudizio. 

L’ordinanza di ammissibilità o meno dell’azione è impugnabile mediante reclamo davanti alla Corte di Appello nel termine di trenta giorni dalla sua comunicazione o dalla sua notificazione.  

Qualora la class action venga ammessa, il giudice fissa un termine (non inferiore a sessanta e non superiore a centocinquanta giorni) per l’adesione da parte dei soggetti portatori di diritti individuali omogenei. 

Al riguardo la novella in commento introduce un’importante novità; l’adesione all'azione di classe – la quale, secondo quanto previsto dall’art. 840-septies c.p.c., deve essere redatta avvalendosi del modulo che sarà approvato con decreto del Ministro della Giustizia e trasmessa esclusivamente telematicamente - può avvenire, non solo in questa fase, bensì anche a seguito della decisione di merito, e dunque a seguito della condanna, nel termine assegnato dal giudice in sentenza. 

Nella successiva fase istruttoria, secondo quanto previsto dall’art. 840-quinquies c.p.c., il Tribunale, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione rilevanti, avvalendosi – qualora lo ritenga - anche di dati statistici e di presunzioni semplici. È, inoltre, stabilito dalla sopra richiamata norma che, nell'ipotesi in cui il giudice proceda alla nomina di un consulente tecnico, l'obbligo di anticipare le spese e l'acconto sul compenso a quest'ultimo sia posto a carico del resistente. 

All'esito dell’istruttoria, il Giudice emette sentenza con la quale decide per l’accoglimento od il rigetto della domanda. Detta sentenza, pubblicata sul portale dei servizi telematici, può essere impugnata dinanzi alla Corte d’Appello nel termine di sei mesi dalla sua pubblicazione.

Si osservi, inoltre, che – come anticipato - nell'ipotesi in cui il Tribunale accolga il ricorso, lo stesso provvede a dichiarare l’apertura di una seconda procedura di adesione, la quale viene gestita da un giudice delegato e da un rappresentante comune degli aderenti nominati dal Tribunale.

L’ultima fase è quella relativa alla liquidazione delle somme dovute agli aderenti. 

È, in particolare, previsto che spetti al rappresentante comune degli aderenti nominato dal giudice predispone il progetto dei diritti individuali omogenei degli aderenti, in ordine al quale gli aderenti e il resistente posso depositare osservazioni scritte.

Ai sensi dell’art. 840-octies c.p.c. il giudice delegato con decreto motivato, quando accoglie in tutto o in parte la domanda di adesione, condanna il resistente al pagamento delle somme o delle cose dovute a ciascun aderente a titolo di risarcimento o di restituzione. Tale provvedimento, il quale costituisce titolo esecutivo, deve essere comunicato al resistente, agli aderenti, al rappresentante comune e ai difensori. 

L’art. 840-terdecies c.p.c. introduce poi l’istituto della c.d. “Esecuzione forzata collettiva” stabilendo che l’esecuzione forzata del decreto motivato di cui all’art. 840-octies c.p.c. possa essere promossa dal rappresentante comune degli aderenti, il quale compie tutti gli atti nell'interesse degli aderenti, ivi compresi quelli relativi agli eventuali giudizi di opposizione; diversamente, non è ammessa l'esecuzione forzata di tale decreto su iniziativa di soggetti diversi dal rappresentante comune. 

La riforma entrerà in vigore in data 19 aprile 2020, decorsi dodici mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale. Nel periodo transitorio continueranno, pertanto, ad applicarsi le norme di cui al Codice del consumo. 



Ultimi articoli del blog

La riforma della class action è legge: ecco cosa cambia.

La riforma della class action è legge: ecco cosa cambia.

10/05/2019
Diritto processuale
Gli accordi di ristrutturazione dei debiti e le procedure concorsuali.

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti e le procedure concorsuali.

02/05/2019
Diritto fallimentare
Lo stato di sovra-indebitamento: la proposta di concordato minore.

Lo stato di sovra-indebitamento: la proposta di concordato minore.

30/04/2019
Diritto fallimentare

Contattaci