DL sbloccacantieri e modifica del Codice dei Contratti pubblici

29/03/2019

DL sbloccacantieri e modifica del Codice dei Contratti pubblici

La prospettata rivoluzione, con affidamenti diretti per tutti o quasi gli appalti di lavori, e invece nell'immediato il DL "sbloccacantieri" modifica ben poco del Codice dei Contratti pubblici.

Nell'immediato modifica ben poco che sia degno di essere registrato come un vero cambiamento.

Il criterio privilegiato di affidamento dei contratti pubblici non è più la comparazione qualità/prezzo, ma il massimo ribasso.

In effetti per i lavori sino a 2 milioni era già così (art. 95, co. 4, lettera a) anche perché una volta predisposto un progetto dettagliato, i profili di qualità sono marginali.

E siccome quelli fino a 2 milioni sono oltre il 90% in numero degli appalti di lavori in Italia, la correzione odierna non pare essenziale; anche perché invece sopra soglia comunitaria (5,2 milioni) resta privilegiata la valutazione qualità/prezzo.

L'introduzione di una formula di calcolo della "soglia di anomalia" negli appalti di lavori (una percentuale di sconto oltre la quale le offerte sono escluse, e non importa se sostenibili o meno, e convenienti o meno) rimane totalmente casuale e si stabilisce che il MIT potrà redigere altre formule «al fine di non rendere nel tempo predeterminabili dagli offerenti i parametri di riferimento per il calcolo della soglia di anomalia».

Ossia si deve concorrere alle gare d'appalto senza poter in nessun modo prevedere con quale sconto si avrà possibilità di ottenere il contratto.

E’ stato soppresso l'obbligo di indicare la terna di possibili subappaltatori al momento dell'offerta. Tale obbligo era inutile e pericoloso se uno dei tre "nominati" presentava una qualsiasi causa di esclusione, l'impresa che l'aveva nominato veniva esclusa dalla gara.

Rimane invece incerto il limite del 30% del ricorso al subappalto, contestato dalla Commissione Europea nella procedura di infrazione.

Persa l'ipotesi di affidare direttamente ad una impresa liberamente individuata tutti gli appalti fino a un milione di euro, il legislatore ha innalzato a 350.000,00 € (da 150.000,00 €) il valore degli appalti di lavori affidabili a procedura negoziata, riducendo però a sole 3 (dalle 10 precedenti) le imprese da chiamare in tal ipotesi.

Dopo tre anni dal tentativo di paralizzare i ricorsi in materia di contratti pubblici, imponendo di contestare le ammissioni dei concorrenti sin dalla fase preliminare (quando non si ha idea né di chi vincerà, né del perché si dovrebbe contestare qualcosa), e dopo varie remissioni in Corte costituzionale e comunitaria il legislatore ha abrogato le norme e si applica ancora il vecchio rito.

Alla fine, il dato più significativo è quello futuro: ANAC non avrà più potere normativo né regolatorio, non propone più al Ministero i testi dei decreti, non nomina più le Commissioni di gara.

Ma il legislatore invece di constatare l'ovvio fallimento del sistema degli albi si è trincerato dietro il concetto di insufficienza e ha aggiunto un comma per l'ipotesi di "disponibilità insufficiente di esperti iscritti" negli albi ANAC che rimane a a vigilare e basta.


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